Susumaniello e Ottavianello. Questo il nome di due vitigni, sconosciuti ai più, che fanno parte del patrimonio ampelografico della Puglia e che stanno vivendo un periodo di rinascita.

La tutela della biodiversità delle produzioni vitivinicole si realizza con la valorizzazione e l’individuazione delle varietà meno note e diffuse, a torto, definite “vitigni minori”. Il Susumaniello e l’Ottavianello sono uve a bacca rossa che purtroppo rientrano in questa classificazione ma fanno orgogliosamente parte del patrimonio ampelografico della Puglia e hanno la stessa dignità delle tipologie più famose.

È arrivato il momento della riscossa, i preconcetti appartengono al passato, questi vitigni sono sotto i riflettori, sempre più produttori li scelgono preferendoli ai più conosciuti per raccontare terroir meno noti e dalle sfumature altrettanto accattivanti. Il pubblico li apprezza e li cerca al ristorante e in enoteca. Il Susumaniello e l’Ottavianello sono vinificati sia in rosato che in rosso, hanno appeal e tutti i requisiti per conquistare i mercati nazionali, internazionali e i gusti di palati esperti e appassionati.

Al Vinitaly, sono stati i protagonisti di uno dei tre appuntamenti di “Puglia Carosello – Vini, temi, guide”, un format che ha coinvolto i partecipanti in un interessante viaggio sensoriale guidato da Giuseppe Cupertino, Presidente Fondazione Italiana Sommelier Puglia.

Susumaniello

Il Susumaniello proviene pare dalla Dalmazia, è particolarmente diffuso nella provincia di Brindisi. Era chiamato anche Susomaniello, Susipaniello o Susumariello. Nel passato era destinato alla produzione dei filtrati dolci, per la sua capacità di conferire al vino un colore rosso rubino molto intenso e una buona acidità. Ricorda il somarello perché ha la tendenza a caricarsi di grappoli come un somaro, per via della sua eccezionale produttività.

Scheda tecnica

www.mangiaebevi.it

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